Da alcuni giorni, migliaia di persone si radunano davanti al Parlamento di Lisbona. Il suono dei tamburi e gli slogan scanditi dalla folla si mescolano al dibattito in corso all’interno dell’edificio sulla legge di bilancio per il prossimo anno. La principale richiesta dei manifestanti è semplice, anche se sempre più difficile da soddisfare nelle attuali condizioni economiche: il diritto ad avere un tetto sopra la testa.

Il fenomeno che ha portato i portoghesi in piazza non è più soltanto un problema locale, ma è diventato il simbolo di difficoltà più ampie che interessano gli abitanti della maggior parte dei Paesi dell’Unione europea. Per la gente comune, semplicemente, vivere nelle proprie città è diventato troppo costoso.

Tende e polizia

Le manifestazioni di martedì (27 ottobre) davanti al Parlamento portoghese sono state una reazione diretta agli eventi dei giorni precedenti. Durante il fine settimana, la polizia ha iniziato a smantellare gli accampamenti di tende allestiti dagli attivisti per il diritto alla casa nelle principali piazze di Lisbona e Porto.

L’uso di manganelli e cani poliziotto da parte degli agenti ha suscitato una forte reazione nell’opinione pubblica. Sebbene il primo ministro Luis Montenegro abbia difeso l’operato delle forze dell’ordine, definendolo adeguato e proporzionato, l’organo portoghese di controllo interno (IGAI) e la procura hanno avviato indagini per accertare eventuali abusi nell’uso della forza.

Per le strade di Lisbona sono scese soprattutto persone giovani, che si trovano a fare i conti con la dura realtà del mercato immobiliare. Gabriel Pais, trentenne che lavora nel settore dell’intrattenimento, spiega che oggi affittare un appartamento con una camera da letto nella capitale costa circa 1.500 euro al mese. Nel frattempo, il salario minimo con cui lavorano molti portoghesi è di 920 euro lordi. “Semplicemente non è sostenibile. Stiamo lottando per il diritto ad avere un tetto sopra la testa”, riassume Pais.

I dati confermano queste testimonianze. Secondo le statistiche governative, dal 2020 i costi degli affitti in Portogallo sono aumentati del 68%. I rapporti dell’UE indicano invece che tra il 2015 e il 2025 i costi abitativi nel Paese sono aumentati del 147%, un incremento superato in Europa soltanto da Ungheria e Lituania.

La frustrazione, tuttavia, non riguarda soltanto i più giovani. “Non possiamo accettarlo. Restare in silenzio sarebbe un errore”, afferma Hugo Silva, un venditore sulla cinquantina, sottolineando che il problema riguarda l’intera società. La 39enne attrice Erica Rodrigues aggiunge senza mezzi termini che il costo della vita in Portogallo è diventato insostenibile rispetto ai salari locali.

Turismo e fondi d’investimento

La situazione in Portogallo non è isolata. Le proteste attuali fanno eco alle manifestazioni che da mesi attraversano la vicina Spagna. Anche lì migliaia di abitanti di città come Madrid e Barcellona chiedono una regolamentazione del mercato e una limitazione dell’influenza delle piattaforme che offrono affitti a breve termine, come Airbnb.

In entrambi i Paesi il meccanismo è simile: il clima favorevole, la diffusione del lavoro da remoto e l’afflusso di capitali stranieri hanno reso gli immobili locali un investimento estremamente attraente per i fondi d’investimento e per i pensionati benestanti provenienti da altri Paesi.

Molti appartamenti nei centri delle città sono stati trasformati in alloggi per turisti, facendo aumentare artificialmente i prezzi e costringendo i residenti originari a trasferirsi nelle periferie più lontane.

La ventenne Laura Andre, studentessa, vive ancora con i genitori ed è preoccupata per il proprio futuro. “Voglio avere una casa e costruire una famiglia. Ma costruirsi una vita in Portogallo sta diventando sempre più difficile”, racconta in un’intervista all’AP.

I manifestanti di Lisbona chiedono il ritiro del progetto di legge del governo che intende eliminare i limiti agli affitti nei nuovi contratti e accelerare le procedure di sfratto.

Sebbene il governo abbia promesso la costruzione di 145.000 nuove abitazioni e l’introduzione di limitazioni agli affitti a breve termine, gli stessi politici riconoscono che gli effetti di queste misure non saranno immediati.

Cambiamenti nell’Unione europea

La crisi che ha portato gli abitanti della penisola iberica nelle strade è avvertita in tutta l’Unione europea.

A Praga, Budapest, Varsavia o Bucarest, il rapporto tra salari e costi degli affitti costringe i giovani a vivere in abitazioni sovraffollate oppure a rimanere nella casa dei genitori, spesso fino ai trent’anni.

Il fenomeno è diventato così grave da costringere finalmente le istituzioni europee a intervenire, dopo che per lungo tempo la politica abitativa era stata considerata una competenza esclusiva degli Stati membri.

Il problema si è esteso a così tanti ambiti della vita quotidiana che viene ormai preso in considerazione persino dalle commissioni europee che si occupano del bilancio e che stanno definendo la struttura del programma Erasmus+ per i prossimi anni.

L’aumento dei prezzi degli affitti e la contrazione del mercato immobiliare, dominato dalle piattaforme turistiche, fanno sì che gli studenti impegnati in programmi di scambio internazionale, proprio come gli abitanti del luogo, incontrino enormi difficoltà nel trovare un alloggio nelle città universitarie europee.

Nel settembre di quest’anno, la Commissione europea ha presentato il progetto di Affordable Housing Act, la legge europea per gli alloggi a prezzi accessibili. Questa nuova normativa dovrebbe, per la prima volta, fornire alle autorità locali strumenti efficaci per proteggersi dalle piattaforme turistiche e tutelare le città dalle azioni legali delle grandi società tecnologiche.

Le nuove disposizioni consentirebbero di introdurre limiti quantitativi vincolanti al numero di abitazioni destinate agli affitti brevi nelle aree che devono affrontare una situazione di cosiddetto stress abitativo. Le misure si basano sui dati provenienti dal sistema europeo di monitoraggio degli affitti, che dal maggio scorso obbliga le piattaforme a condividere informazioni con i governi.

Anche la narrazione politica ai massimi livelli sta cambiando. Il Parlamento europeo ha istituito una commissione speciale per l’edilizia abitativa e ha approvato un rapporto che chiede la costruzione di 10 milioni di nuove abitazioni nel continente.

Come ha osservato il commissario europeo per l’Energia e l’Edilizia abitativa Dan Jørgensen, in molti luoghi persone comuni che svolgono professioni essenziali per la società – insegnanti, infermieri o poliziotti – non sono più in grado di permettersi di vivere nelle città in cui lavorano quotidianamente.

Secondo Jørgensen, avere un’abitazione a prezzi accessibili non è più soltanto una questione di comodità, ma un diritto fondamentale, la cui garanzia sarà determinante per la futura stabilità sociale dell’Europa.

In foto: Protesta per il diritto alla casa in Portogallo [Mylaen Chao, X]

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

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